Un giorno, Abramo stava riposando
all’ombra della sua tenda,
presso le “querce di Mamre”,
nell’ora più calda.
Dio venne presso di lui.
Anche noi ti proponiamo una sosta
– forse pure tu sei nell’ora più calda della tua vita! –
una “quercia” sotto la quale sederci per incontrare Dio.
LE CENERI
Il percorso quaresimale che la Liturgia propone ci guida nel nostro cammino di fede a vivere la giusta relazione con Dio, nella verità.
Esso inizia con l’imposizione delle “ceneri”. La cenere, come un simbolo, richiama alla coscienza la nostra condizione di limite, di piccolezza, di fragilità e precarietà. In definitiva, la nostra condizione di creature di fronte a Dio nostro Creatore, che in Gesù Cristo possiamo conoscere come nostro Padre.
Robert Walser, scrittore svizzero, eccentrico e geniale, scrisse una pagina sulla cenere che può farci pensare.
Se soffiamo sulla cenere non c’è assolutamente nulla in essa che opponga resistenza per non volarsene via in un baleno. La cenere rappresenta in sé l’umiltà, l’insignificante, l’assenza di valore. E, ciò che è ancora più bello, essa stessa è pervasa dalla convinzione di non valere.
Si può essere più inconsistenti, più deboli, più inetti della cenere? È davvero difficile.
Si può essere più arrendevoli e più pazienti della cenere? Certo che no.
Dove vi è cenere, non vi è in fondo proprio nulla. Metti il piede sulla cenere e, quasi non ti accorgerai di aver calcato qualcosa.
Santa Caterina parla della persona umana come di un nulla abitato da Dio. È necessario sapere di non-essere, per ricevere l’essere dalla Sorgente stessa della vita, da Dio. Noi siamo perché Egli ci fa essere e in Lui riscopriamo la nostra realtà più profonda e più grande. Siamo suoi figli e, perciò, come Caterina arditamente dice: non siamo fatti d’altro che d’amore.
Questo tempo di quaresima ci doni di imparare a vivere secondo ciò che siamo: l’amore. A metterci in gioco amando Dio e gli altri.